| (no subject) |
[Mar. 22nd, 2005|03:20 pm] |
| [ | mood |
| | and beloved | ] |
| [ | music |
| | the boy least likely to - "the best party ever" | ] |

"sembri perplesso.."
Juliet riesce a esercitare i suoi poteri esp anche coperta da una
montagna di vestiti impilati in traballante successione. Juliet sa un
sacco di cose che io ignoro. Juliet è il mio teddy bear. Juliet è un
teddy bear femmina. Juliet sa davvero un sacco di cose che io ignoro.
quando convivi con lo stupore
impari la presenza di alcune piccole, fondamentali circostanze
ricorrenti. la prima è che ci sono poche persone disposte a credere a
quello che ti capita. la seconda è che lo stupore procede in negativo e
in positivo con la stessa ostinazione. sbaraglia i tuoi sentimenti e ti
lascia ciondolante davanti a quello che accade paralizzandoti
ugualmente in un'espressione che sia un sorriso o una contratta forma
di delusione. niente mezzi termini. vuoi lo stupore? ecco(te)lo.
la terza è che 'stupore' fa il paio con 'ingenuità'. senza una buona
dose della seconda, scompare la possibilità di essere raggiunto dal
primo. se poi riesci ad aggiungere una naturale propensione al dare
quasi tutto per possibile, sei quello che alcuni definirebbero
genericamente un 'soggetto potenziale'.
spesso -molto spesso- il termine più esatto è meraviglia. volendo sonorizzare la sensazione con qualcosa di molto somigliante si potrebbe utilizzare un flautatissimo wooosh.
qualcosa che spazza l'aria davanti a te come una porta spalancata di
botto dalla prima corrente invernale (o primaverile, dipende dai casi).
ecco.
ultimamente io sono ulteriormente stupito. da tutto quello che mi
accade. una sensazione di stupore incessante. accadono cose che fino a
qualche mese fa avrei schedato con la velocità di un archivista alla
voce fantascienza. e invece.
desideri seppelliti e -ora, solo ora- riemersi morbidi e aderenti. una
cosa complessa e bellissima che risponde al nome di 'idea di futuro'.
il progressivo sgretolarsi di ogni impegno nel cercare -idiota cercare-
di dare una versione scolorita ma presente di sé. versione prontamente
sostituita dall'oggi al domani. sostituita tra l'oggi e il domani di
una notte in cui qualcuno decide che il momento che stai vivendo merita
che un tizio malmesso prenda uno stereo portatile da due soldi e ti
faccia da dj ("happines") una notte in cui tutto accade senza il minimo
sforzo, senza il minimo attrito, senza nessuna paura ("non avere paura
di niente, perché niente ha paura di te", KHS). da allora ancora
stupore ancora e ancora fino a cinque minuti fa, fino alle parole che
scivolano e scivolano oggi per la prima volta da giorni e giorni senza
sbriciolarsi prima di raggiungere le dita. parole che erano troppo
delicate e precise per finire qui.
perché, rovescio della medaglia, bi-verso della questione, fronteretro
della storiella, stupore in questi giorni è stato anche il post-it
trovato ovunque mi voltassi su cui era scritto a chiare lettere di
tratto-pen: "ti tocca imparare a difendere quello che ami".
non basta scostarsi di poco, non basta il proprio modo di anteporre
priorità e scelte. o meglio. basterebbe. ma -ennesimo stupore- bisogna
difendere quello che si ama anche da chi -in misure diversamente (ben)
calibrate- ami. pensatu. allora coraggio, forza e coraggio e un bel
sorriso e ulteriore cura e attenzione. che qui il mondo pare impazzito
e non certo perché gira come sempre gira a 45rmp. cura e attenzione per quello che ami e noccioline e patatine e frizzi e lazzi a tutto il resto.
vuoi lo stupore? ecco(te)lo.
eppure.
eppure si cresce e -ancora stupore- non si toglie.
niente sottrazioni. non si procede in economia, niente chiavetta della
riserva girata. vorrebbe dire, per me, vorrebbe dire aver perso.
peggio: significherebbe aver accettato di essere in gara. peggio
ancora: somiglierebbe a quella retorica da "I don't give a fuck"
che tanto piace e riempie magliette e ritmi funkettosi e cuoricini
feriti (in pen-ultima istanza: rancorosi). eppure si cresce e si
aggiunge, piuttosto. si butta altro nel sacco, si sparpaglia in giro,
si semina per il gusto di (ancora) stupirsi ancora quando è il momento
di raccogliere. eppure si aggiunge, si cerca, ci si imbarca in idee e
approdi, partenze e tentativi.
Juliet insiste:
"sembri perplesso..."
"hai ragione. forse è stupore." |
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