| Coazioni Ossessive di Lieve Entità |
[May. 25th, 2005|09:28 pm] |
| [ | mood |
| | sbalordito | ] |
| [ | music |
| | "Music for airports" - Brian Eno | ] |

"Come vola il corvo" è un romanzo di Ann-Marie Macdonald. Un romanzo che inizia durante l'estate del 1962, in Canada. Corsa allo spazio, transfughi russi e tedeschi. Nazismo e servizi segreti. I missili di Cuba, gli U-boat. E poi le pubblicità, i Looney Toons, una generazione che ha conquistato la pace e torna a casa e mette su famiglia ("Il sole spuntò dopo la guerra e il nostro mondo passò al Technicolor. A tutti venne la stessa idea. Sposiamoci. Mettiamo su famiglia. Diamo il buon esempio"). Disperatamente ingenua, con un buon senso foraggiato a forza di articoli di giornali e notiziari che dispensano informazione precotta: il tempo medio necessario alla preparazione di un pasto veloce. La durata media di un inning. Al centro di tutto, la famiglia di Jack McCarthy, ex pilota ma ancora in servizio nell'areonautica militare, sposato alla bella e curatissima Mimi, acadiana che odora di Chanel e tabacco al mentolo. Mike, il figlio maggiore, che sogna gli aerei e idolatra il padre e, soprattutto, lei: Madeleine. Una bambina la cui coscienza ha la voce di Bugs Bunny. Che vuole fare l'attrice. Vuole arrivare all'Ed Sullivan show. Una bambina strana che pensa in modo strano come tanti bambini, che scopre un segreto sulla propria pelle. Perché quando si è piccoli i segreti si scoprono sempre sulla propria pelle. "Come vola il corvo" è un romanzo che è un'impresa nel suo voler raccontare una storia anche e soprattutto attraverso l'epoca in cui è ambientata e non solo tramite il contesto 'fisico' che fa da scenario. Le dinamiche e i comportamenti perfettamente rispondenti allo 'spirito dei tempi', le relazioni tra i personaggi subordinate alle convenzioni sociali di un paese in crescita, filtrate dalla surreale quotidianità di una base militare. Party che sconfinano in digressioni sui politici visti da un gruppo di membri dell'esercito, villette familiari in cui tutti credono di controllare e fidarsi del controllo di tutti. Sbagliando. E ancora. Il rancore sordo, privo di 'mezzi' adeguati di analisi, di un uomo in divisa davanti agli ordini e alle -inevitabili- storture del codice militare. Un uomo che crolla e mente proprio in virtù -per colpa- della giustizia che rappresenta. Una moglie, perfetto idealtipico ritratto della donna dell'epoca, che ingurgita silenzi e nasconde sotto il lavello i vestiti smessi con cui fa le pulizie di casa. La storia che si trascina fino ai giorni nostri, con il carico di omissioni e problemi non risolti, sotto forma di una sorta di cecità crepuscolare che lascia tornare a galla ombre e ricordi mai (mal) riposti. Su tutto, la scrittura formidabile della Macdonald. Asciutta senza essere arida, immaginifica senza perdere l'utilità della metafora fantasiosa. Ostinata e femminile, incastra elementi e quadra i conti procedendo per strati spessi e densi. Con l'attenzione quasi onirica delle coazioni ossessive (evita tutti gli interstizi tra le mattonelle, infilza sempre tre rigatoni alla volta con la forchetta, chiudi l'acqua fredda prima della calda), quando la meticolosità apparentemente immotivata diventa una sorta di mantra che da il senso dell'universo raccontato. E della storia (delle storie) che diventano letteratura.
("Trent'anni o poco più, il momento della verità esistenziale, quando cominci a renderti conto che non tutti quelli con cui hai lavorato sono dei geni, che alcuni sono "matti come cavalli" e altri hanno semplicemente un problema di fondo, che le persone che hai trovato sexy per la loro tristezza sono solo depresse, che la depressione è rabbia furiosa al rallentatore e le manie dolore accelerato. La prima grande cernita") |
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