| L'anno scorso (una storia che dovevo raccontare da un po') |
[Jun. 2nd, 2005|01:03 pm] |
| [ | mood |
| | (ri)sveglio | ] |
| [ | music |
| | "Lampo viaggiatore" - Ivano Fossati | ] | "...che sono sveglio da più di un'ora
anche se giorno non è. Che passano gli orsi in bicicletta e vanno a
lavorare; scende la luna al versante suo per andarsi a riparare..."*
È l'anno scorso. Lo so perché è venerdì e sono nel solito bar a fare
colazione prima che inizi la giornata più delirante della settimana.
C'è il bancone con i lieviti fumanti, una nevicata generosa di zucchero
a velo per coprire le bruciacchiature del forno troppo caldo. È l'anno
scorso perché ho la testa altrove, ho sempre sonno e 'stamattina c'è
voluta una canzone in più sotto la doccia per svegliarmi. È venerdì
perché chiedo caffecornetto in automatico, il miele bollente che cola
fuori dalla pasta integrale, sul tovagliolo di carta. È un venerdì
della scorsa primavera perché mi volto a destra e a un metro da me ci
sei tu che come ogni venerdì fai colazione. E come ogni venerdì cerco
le parole da dire e non le trovo. Nel bar a quest'ora non c'è
praticamente nessuno tranne qualche turista mattiniero in attesa del
pullman che gli racconterà quello che che vuole sentirsi raccontare di
questa mia meravigliosa città. Alla vostra destra...
Roma 'sparita' è una cazzata. Roma sparisce quando vuole lei. Ritrosia
consapevole. Schermaglie da gran signora. Mica come una qualsiasi
sciacquetta di provincia con l'unico monumento: l'unico vestito buono.
Nel bar non c'è quasi nessuno, a quest'ora. A quest'ora il barista non
chiede neanche. Poggia davanti il caffé nel bicchierino di vetro. A
quest'ora si ha poca voglia di parlare ché i sogni stanno ancora
intrappolati nell'odore di letto sotto la camicia; tra i capelli.
Eppure vorrei chiederti un sacco di cose. Le stesse che a un anno di
distanza non dimentico. Chiederti l'anno scorso chiederti del tuo
cappuccino e della tortina alla frutta. Chiederti l'anno scorso
chiederti della felpa nera e del perché mi guardi nel riflesso dello
specchio per un secondo di quelli al ralenti
come gli istanti iniziali di un guaio. Chiedere al riflesso dello
specchio chiedergli dei tuoi occhi gonfissimi e rossi ogni venerdì
dello scorso anno. Ogni venerdì di domani che è lo scorso anno: lo so
perché l'anno scorso mi stupisce ancora sorprendermi a non saper
maneggiare il dolore altrui, quello tuo che sgocciola sulla tortina
alla frutta e si spegne inghiottito in un sorso di cappuccino: uguale
ogni venerdì uguale a se stesso.
È l'anno scorso perché riconosco la tua rassegnazione che sfocia nel
deridersi, è l'anno scorso perché è simile e vicina nel tempo alla mia
quando mi arrivava una fitta tremenda in macchina, l'autoradio e una
voce che snocciola le notizie dell'anno scorso, chiuso in macchina,
spento fino al prossimo semaforo a costringermi a guardare il cielo
dell'anno scorso. Il cielo di ogni venerdì in cui ti passo
oltre/accanto vado alla cassa quanto le devo? paga tutto? tutto. anche gli occhi puntati sulla nuca? anche quelli.
Gonfi e rossi. Pago tutto ma mi lasci uscire che non è ancora l'anno
prossimo è venerdì devo andare: la macchina | l'autoradio | siamo in
onda | chi c'è ospite? | come vanno gli ascolti? | Come va con il
dolore altrui? Manca un anno e poi capisco. Manca un anno e poi imparo
a fermarmi. È venerdì e mi fermo senza passarti oltre. Alla vostra destra... "Sai che vengo dall'anno prossimo?"
"È la fine della notte, il desiderio cammina da solo e nessuno dovrebbe mai, nessuno dovrebbe scriverci canzoni e canzoni..."*
[* Ivano Fossati]
|
|
|